Il ruolo del consigliere di opposizione

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Il ruolo del consigliere di opposizione è altrettanto importante di quello dello maggioranza. Chi siede in minoranza ha il compito di vigilare sull’operato di chi amministra, di dare suggerimenti e anche aiuti, se necessario, nell’interesse della collettività. Certo, il sistema elettorale e quello di rappresentanza, lo svuota di un vero e proprio potere decisionale, limitandone di molto anche l’incisività. Ma ciò non può giustificare un atteggiamento di passività o, al contrario, di villana e inconcludente aggressività. Se è vero che la maggioranza ha il dovere morale di ascoltare e favorire la partecipazione di chi rappresenta comunque una fetta della popolazione, è altrettanto vero che chi non governa deve creare le condizioni di dialogo e di ascolto. Deve giocoforza adeguarsi al ruolo di comprimario, di attore non protagonista ed escogitare strade e metodi per essere ascoltato.
Lo scontro a tutto campo non giova a nessuno, soprattutto a chi gioca il ruolo di “minoranza”. Spesso, però, queste semplici regole del buon senso sono dimenticate: si indugia allora in un forsennato “protagonismo polemico” che ha il solo scopo di dileggiare la maggioranza. Non ci si rende conto, accecati da invidie personali (si vive in un continuo stato di maltolto perenne e nella convinzione di aver subito la più infamante lesa maestà) e gelosie politiche, che un atteggiamento di critica chiuso, aprioristico e velenoso diventa, con il passare del tempo, stucchevole e autoreferenziale per gli stessi suoi elettori. Altre volte, invece, si incappa nella posizione opposta: la passività, il silenzio e l’atteggiamento del “tutto è inutile, tutto è perduto, non posso fare nulla per essere ascoltato o per incidere sui processi decisionali”. Saggio sarebbe, in questi casi, dimettersi e lasciare il posto a qualcuno più motivato: le dimissioni non sono mai state appannaggio della maggioranza!. Anzi, sarebbe bello se fosse la stessa maggioranza a chiedere le dimissioni di un esponente dell’opposizione troppo passivo e silenzioso. Anche in questo caso, come in quello dell’aggressivo aprioristico, si perdono per strada i propri referenti: gli elettori per i quali si dovrebbe lavorare, proporre e raccogliere istanze. Un elemento che accomuna i due prototipi di consigliere di opposizione descritti è sicuramente l’età: e non mi riferisco a quella anagrafica (anch’essa importante e non trascurabile) ma a quella politica. Spesso il consigliere comunale di opposizione è uno di quei “dinosauri” che vanta anni di militanza e di esperienza sugli scranni consiliari, (magari anche con breve esperienze di governo in epoca ormai superate) che gli avrebbero conferito, a suo modo di vedere, poteri taumaturgici. Questo decano della politica, allora si autoconvince di essere stato punito o da meccanismi elettorali perversi, o da un “difetto di comunicazione” in campagna elettorale o, peggio ancora, da una punizione divina. La combinazione dell’aggressività e dell’età, ne fanno dei veri e propri automi: la loro azione è un tentativo continuo di esegesi al fine di discreditare l’azione della maggioranza, con il solo scopo di evidenziarne errori e “misfatti” senza proporre soluzioni, alternative e modelli nell’interesse della collettività. Costoro urlano e sbraitano, con una produzione scritta e orale mastodontica e articolata, chiedendo rinnovamento. Cambiano alleati in continuazione, fino a rimanere soli perché nessuno è alla loro altezza. Ma non capiscono che i primi a dover lasciare spazio ai giovani, per sopraggiunti limiti d’età anagrafica e politica, sono proprio loro, non più funzionali a un discorso di crescita e partecipazione democratica. A volte un passo indietro può essere molto più proficuo di cinque anni di velenose chiacchiere inconcludenti.

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