La crisi senza fine della castanicoltura

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Una crisi senza precedenti che ha tagliato del 90% la produzione delle castagne in tutta l’Irpinia e che, quest’anno, rischia di diminuire ulteriormente, creando enormi danni a tutta la filiera della castanicoltura, dalle piccole azienda produttrici a gestione familiare, per arrivare ai trasformatori e venditori.

Il cinipide calligeno è il maggiore responsabile di questa crisi cominciata cinque anni fa, ma non è certo l’unico. Una burocrazia lenta e farraginosa (i castanicoltori stanno ancora aspettando il riconoscimento dello “status” di frutteto piuttosto di bosco per i propri castagni, così da avviare una nuova e sperimentata lotta biologica), la frammentazione in tante e isolate aziende a conduzione familiare (che impediscono l’utilizzo dei fondi europei per creare sviluppo e sistema) e la confusione che regna su regole e procedure relative al PSR (il Programma di Sviluppo rurale che sfrutta i fondi europei per lo sviluppo dei terreni agricoli) stanno letteralmente gettando sul lastrico la produzione irpina. Quest’anno, infatti, ci sarà una produzione di 1500 tonnellate di castagne. Una catastrofe.

La politica sta cercando di correre ai ripari dai livelli comunali per arrivare fino a quelli regionali: i sindaci del Partenio stanno preparando, infatti, un documento unico di intenti da consegnare alla Regione Campania. L’iniziativa, promossa dal Sindaco di Summonte, Pasquale Giuditta, conterrà l’esperienza maturata dai castanicoltori rispetto al cinipide e le criticità burocratiche da affrontare.

In questo senso un importante incontro si è svolto in settimana al Centro sociale di Mercogliano “Pasquale Campanello”, promosso dal consigliere regionale Pd Carlo Iannace e dall’Amministrazione comunale di Mercogliano. Presenti al tavolo del confronto, il sindaco Massimiliano Carullo, l’assessore Modestino Gesualdo e Franco Alfieri, consigliere delegato dal Presidente della Regione Campania all’Agricoltura, Foresta, Caccia e Pesca. Sul tavolo del confronto, moderato dal giornalista Gianni Festa, il processo di sburocratizzazione necessario per contrastare il cinipide, la necessità di avviare nuove strategie di “lotta biologica”, il coraggio di rinnovare le attuali aziende, condotte al 90% da ultrasessantenni.

«La Regione Campania non sta sottovalutando la castanicoltura e la piaga del cinipide, com’ è avvenuto in passato, innanzitutto abbiamo licenziato un disciplinare che regola sia la lotta biologica che quella integrata – ha detto Franco Alfieri – e ci siamo scontrati con il primo ostacolo burocratico: il riconoscimento dello status di frutteto piuttosto che di bosco per i nostri castagneti. E’ l’unico modo per utilizzare nella legalità il piretro come insetticida: abbiamo convocato un tavolo permanente di confronto con tutta la filiera della castagna, dal produttore al venditore, e stiamo aspettando il placet del Ministero dell’Agricoltura». In realtà, ci sono già state imprese agricole che hanno utilizzato la lotta biologica con il piretro, ottenendo ottimi risultati, come ammette lo stesso Alfieri, ma «lo hanno fanno nell’illegalità, in maniera abusiva». Da qui la necessità di un ordinamento, richiesto a gran voce anche dalla Cia Campania.

Anche la lotta biologica, tuttavia, non porterà alla scomparsa del cinipide ma «a un nuovo equilibrio in natura – ha continuato Alfieri – l’importante sarà utilizzare al meglio i fondi del PSR per trovare strade alternative a questa piaga e non per pagare il solito libretto del professore universitario di turno». Una delle soluzioni, in questo senso, è il reimpianto di castagneti più forti e resistenti, magari di produzione francese come indicato dall’assessore Gesualdo nel corso del suo intervento articolo e piuttosto tecnico. Discorso simile anche per quanto riguarda le nocciole: pronto un accordo in tal senso tra Regione Campania e la Ferrero.

«Sono ormai venticinque anni che spendiamo male i fondi europei – ha rincarato il consigliere delegato del Presidente De Luca – è colpa della Politica sicuramente, ma anche di quanti intercettano i fondi e li bloccano in fondo capitale per la propria azienda a conduzione familiare, senza creare sistema e impresa. Noi dobbiamo cambiare questa tendenza, premiando chi decide di consorziarsi e di puntare sulla qualità, piuttosto che sulla concorrenza con il vicino di casa. Il PSR incentiva i giovani agricoltori con età compresa tra i diciotto e i quaranta anni con somme che variano dai quaranta ai cinquantamila euro a seconda delle zone, ma ciò non basta. E’ fondamentale difendere i produttori che sono maggiormente penalizzati dalla commercializzazione della castagna, aiutandoli a ridurre i costi, senza aumentare il prezzo finale del prodotto. Ci possiamo riuscire, favorendo il sistema, i consorzi, la collaborazione: serve un cambio di passo e di mentalità importante».

Un intervento apprezzato dai tanti castanicoltori presenti, ma che ha lasciato più di qualche dubbio agli stessi sul sistema di incentivazione del PSR, sui tempi ministeriali per avviare l’utilizzo del piretro e, soprattutto, sulle modalità di accordo tra imprese e sul prezzo finale della castagna. Perplessità che non sono sfuggite al consigliere regionale Carlo Iannace che ha fortemente voluto questo incontro: «Il PSR non è e non può essere la panacea per tutti i problemi della castanicoltura in Irpinia, ma può sicuramente creare delle importanti occasioni di sviluppo per i nostri giovani. Stiamo parlando di fondi europei che premiano sinergie, collaborazioni ed estensioni territoriali importanti: è un nuovo modo di ragionare e, in questo senso, dobbiamo affidarci alla nostra enogastronomia che ci tipizza come territorio e può aiutarci a risollevarci in questo difficile momento».

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