La scuola antisismica che si autoalimenta con energia sostenibile: è stata progettata da un team avellinese

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Una scuola antisismica che si “autoalimenta” interamente con energia sostenibile: è ciò che è stato realizzato dal team di progettazione COSTRUCTURA Consulting soc. coop di Mercogliano, guidato dall’ing Michele Famiglietti per gli aspetti architettonici e impiantistici in collaborazione con il prof. ing. Luigi Petti, per gli aspetti strutturali e realizzato dall’impresa del geom Antonio Lanzara di Salerno.

Siamo a Oliveto Citra e la scuola è la “Teresa Giglio”, una vera e propria Ecoscuola che può rappresentare un esempio di intervento su strutture esistenti e un viatico da seguire per tutta la provincia di Avellino, alle prese con le recenti polemiche sulla sicurezza sismica degli edifici scolastici. L’edificio non è solo energeticamente autosufficiente, ma totalmente antisismico grazie a interventi di miglioramento (nuovo impianto termico radiante a soffitto, nuovo impianto fotovoltaico e facciata ventilata) su una struttura grezza già esistente composta di cinque corpi. Il progetto è stato cofinanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del progetto “La Campania cresce in Europa”.

Ma l’aspetto più importante è stato quello di aver conferito alla struttura una “resistenza sismica” con interventi mirati tra cui i ringrossi delle fondazioni, l’allargamento del fondale, la realizzazione di setti in cemento armato e l’inserimento di controventi esterni in acciaio con isolatori sismici (le X colorate sulla facciata esterna), in grado di fornire una dissipazione supplementare di energia.

Cosa prevedeva il bando?

«Il Comune di Oliveto Citra, in provincia di Salerno, ha affidato l’appalto per la progettazione esecutiva ed esecuzione dei “lavori di realizzazione e completamento di una eco scuola con costruzione di un complesso scolastico ad alto risparmio energetico”, mediante un bando pubblico che prevedeva il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa con varianti migliorative dei seguenti aspetti costruttivi: comportamento strutturale, efficientamento energetico, finiture, funzionalità ed organizzazione di cantiere».

In che condizioni era l’edificio prima dell’intervento?

«L’edificio iniziale era composto da tre corpi di fabbrica, adiacenti, disgiunti e sfalsati; l’intervento prevedeva la costruzione di un ulteriore corpo aule e di un blocco scale (come da schema pubblicato). I tre corpi di fabbrica esistenti, di cui il secondo e terzo completi delle sole parti strutturali, erano stati costruiti in epoche differente e secondo normative sismiche diverse ed antecedenti a quella oggi vigente, di cui alle Norme Tecniche delle Costruzioni 2008.

In che cosa è consistito l’intervento?

«Il progetto definitivo a base di gara è stato notevolmente migliorato seguendo un approccio orientato alla sostenibilità ambientale dell’edificio in tutti i suoi aspetti dalla scelta dei materiali alla gestione dei rifiuti».

Si spieghi meglio…

«L’edificio è in grado di autosostenersi energeticamente utilizzando esclusivamente fonti rinnovabili, ad esempio l’energia solare insieme a quella geotermica per la produzione di energia elettrica, per l’illuminazione, il riscaldamento ed il raffrescamento delle aule. Ma non solo. E’ stato previsto il riciclo dei reflui e dei rifiuti di cantiere, il riuso delle acque grigie e delle acque meteoriche, nonché di materiali ecosostenibili, secondo i principi della bioarchitettura e della bioedilizia».

Che tipi di impianti sono stati installati?

«Il complesso scolastico è dotato di un impianto di condizionamento radiante a soffitto e di un impianto meccanico di ventilazione, con controllo dell’umidità, alimentati da pompa di calore geotermica, con energia fornita da impianto fotovoltaico, ubicato sulla copertura. La produzione di Acqua Calda Sanitaria, per la maggior parte, è fornita da pannelli solari, sempre ubicati sulla copertura. Tutti gli impianti, compreso quello di illuminazione, sono gestiti da un sistema domotico che regola gli impianti in funzione delle esigenze: l’ edificio è classificabile come NZEB, edificio ad energia quasi zero».

Nel progetto, si aggiunto un ulteriore plus: la sicurezza rispetto alla vulnerabilità sismica…

«In questo caso, siamo partiti dalla considerazione che occorreva riferirsi ad un edificio costituito da più corpi di fabbrica in parte già realizzati, quindi abbiamo seguito un preciso criterio di intervento: assicurare all’edificio nel suo complesso un comportamento sismico adeguato, in considerazione delle verifiche richieste dalla nuova norma tecnica per le azioni sismiche».

Come avete agito?

«Mediante una fase preliminare di indagini e prove sulle strutture esistenti, si è pervenuti ad una conoscenza accurata dello stato di fatto e si è potuto valutare analiticamente la sicurezza effettiva e, quindi, le carenze.

Abbiamo ritenuto indispensabile, quindi, progettare un intervento integrato per la realizzazione dei nuovi corpi strutturali e per l’adeguamento di quelli esistenti: solo in tal modo è stato possibile assicurare un comportamento omogeneo alle singole porzioni, nuove ed esistenti, che costituiscono l’edificio».

Cosa ha previsto l’intervento sismico?

«Abbiamo inserito pareti in cemento armato di controvento in entrambe le direzioni principali in pianta, estese per tutta l’altezza dell’edificio, e di controventi esterni del tipo isterico, in grado di fornire una dissipazione supplementare di energia».

Come funzionano questi controventi esterni?

«Tali dispositivi di dissipazione, inseriti anche nel corpo di nuova realizzazione, sono stati progettati con una bassa soglia di plasticizzazione, in modo rispondano alle sollecitazioni sismiche solo in occasione degli eventi di maggiore magnitudo, mentre in occasioni di sollecitazioni di piccola entità, sarà la struttura stessa ad assorbire l’energia».

Tali apparati, visibili sui prospetti laterali, sono stati evidenziati con colorazione differente, per significarne e testimoniarne la presenza, anche come elemento simbolico di sicurezza».

Quali risultati avete raggiunto?

«Il progetto di miglioramento ha innalzato la risposta prestazionale al 60% di quella prevedibile con l’applicazione delle NTC 2008, utilizzando, ai soli fini del calcolo delle sollecitazioni, la classe d’uso IV, una vita nominale di 100 anni ed i sovraccarichi previsti per gli edifici scolastici».

Si potrebbe applicare anche agli edifici di Avellino oggi evacuati?

La filosofia di base che ha motivato le scelte progettuali e la realizzazione dell’intervento di Oliveto Citra è ancorata a quanto dettato dalle vigenti normative tecniche ed a consolidata buona prassi ingegneristica: pertanto è sicuramente applicabile per definire il grado di vulnerabilità sismica di un edificio e per individuare le scelte tecniche di intervento più appropriate, che, ovviamente, sono molteplici e da scegliere caso per caso.

 Cosa pensa della situazione avellinese delle scuole?

La situazione delle scuole di Avellino non si discosta dalla problematica comune a tutto il territorio sismico italiano per gli edifici pubblici realizzati prima della classificazione sismica o con le normative antisismiche degli anni ’70-’90. E’ chiara la esposizione al rischio sismico, che, però, va valutata caso per caso, individuando, senza allarmismi, le priorità di intervento e programmandone la esecuzione.

Ma il problema è molto più ampio e coinvolge anche l’edilizia residenziale privata: occorre che il Governo e le Istituzioni locali se ne facciano carico e predispongano una efficace strategia di intervento, con mirate politiche di incentivazione e sostegno economico, che abbisogna di tempi di attuazione certamente non brevi e che non deve penalizzare le classi meno abbienti.

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